Gli investimenti per realizzare in Italia una rete infrastrutturale per la banda ultralarga potranno generare un aumento della ricchezza del Paese (Pil) di 2 miliardi di euro e produrre 50 mila nuovi posti di lavoro nelle nuove tecnologie dell’industria e del software.
E’ una delle affermazioni contenute nel testo di Osservazioni e Proposte “ La rete a banda ultralarga di nuova generazione”, approvato all’unanimità dall’Assemblea del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel) il 27 aprile 2010.
Il documento del Cnel si colloca all’interno del dibattito apertosi nel Paese negli ultimi due anni dopo la pubblicazione del Rapporto Caio, l’esperto al quale il Governo ha affidato l’analisi delle prospettive e degli assetti del settore e che ha costituito la base della proposta del vice ministro per le comunicazioni, Paolo Romani presentata in Parlamento nel maggio 2009.
L’analisi del Cnel contestualizza il problema evidenziando che il potenziamento della comunicazione internet super veloce, resa possibile appunto dalla realizzazione dell’infrastruttura sulla banda ultralarga, è considerata in tutta Europa un importante volano di sviluppo e di recupero di competitività per i paesi industrialmente più avanzati, perché consente la crescita del Pil (pari all’1% in Francia ed a 100 miliardi di euro in Germania) e permette alle imprese di inserirsi con strumenti adeguati nell’economia globale.
Secondo il Documento del Cnel , che definisce “ultralarga” una larghezza di banda, cioè una velocità di trasmissione dei dati, superiore a 50 megabits/secondo (mb/s), tale infrastruttura è importante per l’economia e per i cittadini in quanto consente di veicolare a velocità comoda per l’utente immagini in movimento, cioè filmati, con varie finalità: di intrattenimento (film e documentari), didattiche (lezioni d’aula), lavorative (videoconferenze), professionali (telemedicina, telelavoro ecc.). Tuttavia, il Documento Cnel indica che le due principali criticità emerse nel dibattito riguardano come assicurare l’accesso alla banda ultralarga in tutto il Paese, con l’annesso problema delle risorse finanziarie necessarie, e come realizzare la nuova rete, visto che il principale operatore, Telecom Italia, non reputa sufficientemente remunerativo l’investimento data la domanda ancora modesta dei servizi a banda ultra larga.
Il contributo del Documento di analisi Caio è principalmente quello di aver acclarato che con l’attuale dimensione del mercato non può essere solo l’operatore privato a farsi carico degli investimenti per un’infrastruttura così rilevante per l’intero Paese ed è anche quello di aver identificato la dimensione finanziaria degli investimenti necessari per collocare il Paese a livello di eccellenza in Europa (10 miliardi di euro in 5 anni per servire 100 città), a livello medio (5,4miliardi in 4 anni per servire 40-50 città) o a livello di flessibilità del territorio (copertura per 10-15 città con investimenti non quantificati ma inferiori).
Nella proposta Romani l’obiettivo de Governo è quello di servire il 95,6% della popolazione con la rete a banda ultra larga a 20 mb/s ed il 4,5% con la rete wireless a 2 mb/s, e ciò comporterà investimenti per 1,47 miliardi di Euro in 4 anni, dei quali 800 spesi dallo Stato e 291 dagli operatori e genererà 50 mila nuovi posti di lavoro.
E’ in questo quadro che il Cnel avanza le sue valutazioni:
Cnel – 27 aprile 2010
