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Il “faro” del Cnel sul livello e sulla qualità dei servizi resi dalle pubbliche amministrazioni

La prima Relazione annuale a Governo e Parlamento segnala luci ed ombre, proponendo un sistema statistico integrato


Il Cnel, muovendosi verso l’obiettivo del “ governo misurabile”, sul modello degli organismi internazionali che già attuano queste pratiche (soprattutto il lavoro del General Accounting Office nei confronti del Congresso degli Stati Uniti), è deputato dalla l. 15/2009 a contribuire alla misurazione e valutazione dei risultati e dei costi sostenuti dalle pubbliche amministrazioni.

La qualità dei servizi erogati dalle pubbliche amministrazione italiane presenta luci ed ombre con un andamento che mostra segni di inequivocabile miglioramento nella sanità e nella previdenza, ma anche ampie aree di insoddisfazione per i servizi sociali alla persona.

E’, in sintesi, una delle indicazioni scaturite dalla “Relazione annuale sui livelli e sulla qualità dei servizi pubblici” realizzata dal Cnel; nella sua funzione di “valutatore” dell’impatto sociale dei servizi pubblici sancita dalla legge n.15 del 2009, e presentata il 14 dicembre 2011 al Parlamento ed al Governo.

L’Italia è all’ottavo posto tra i 35 paesi Ocse per livello della spesa e delle entrate dello Stato rispetto al Pil, con una struttura delle spese generali che è più alta della media (a causa degli interessi sul debito pubblico) e più bassa per gli affari economici (a causa dei bassi investimenti infrastrutturali finanziati dalla spesa pubblica). La spesa per l’istruzione, pari al 9,3% del Pil, è nettamente più bassa della media Ocse (13,1%), mentre la spesa per la protezione sociale pesa comparativamente di più a causa dell’elevata età media della popolazione. I costi di produzione, le spese per beni e servizi collocano l’Italia alla ventiquattresima posizione dei paesi; mentre con riferimento al deficit, calcolato con rispetto alla media 2000-2008, l’Italia si colloca ( 2,9% del Pil) al decimo posto; per tasso di crescita l’Italia si colloca all’ultimo posto della classifica Ocse con un incremento dello 0,8% rispetto alla media attestata al 3%.

La Relazione mette in evidenza sia le questioni di metodo affrontate per identificare criteri e standard della misurazione, sia la necessità di creare una griglia informativa nazionale che, affidata al sistema Istat/Sistan, dovrà consentire l’affinamento progressivo del lavoro richiesto.

Quest’anno sono stati presi in esame i settori della Sanità, della Previdenza e dei Servizi alla persona.

Per la Sanità, la relazione evidenzia una qualità alta dei servizi di medicina di base, medio bassa per le cure territoriali, criticità nel sud, nella Capitale e per i servizi riservati alle fasce di popolazione non autosufficiente, ed una situazione problematica in termini di equità nella erogazione delle prestazioni.

Nel settore della Previdenza, la Relazione mette in evidenza che l’Italia è dodicesima su 27 per la quantità di spesa sociale (pari a 7 mila euro pro capite), più alta della media Ocse (6.522 euro pro-capite). La Relazione mette in luce un sensibile miglioramento nell’efficacia e nella qualità dei servizi erogati. Gli indicatori di qualità (tempi di attesa nel disbrigo delle pratiche, tempestività nella liquidazione) mostrano miglioramenti che vanno dal 9,8% al 16%, mentre gli indicatori di efficacia (giudizio dei consumatori, accessibilità fisica ai servizi, numero di compilazione di moduli on line, accessibilità multicanale e via web) mostrano miglioramenti che vanno dal 15,8% al 155%.

Sul versante dei servizi alla persona ed del sostegno delle responsabilità familiari la relazione mette in evidenza che le famiglie italiane risultano fortemente penalizzate rispetto alla media Ocse per quanto riguarda impiego femminile, povertà infantile e tassi di fertilità. La quota di risorse destinata alla famiglia dal welfare italiano colloca il Paese al penultimo posto della graduatoria Europea e presenta forti disparità nella distribuzione territoriale: il Paese destina all’utenza famiglia e minori la cifra di 2,6 miliardi di euro ma l’indicatore pro-capite per le famiglie calabresi si ferma a 23 euro mentre all’estremo opposto sale a 266 euro per i nuclei familiari dell’Emilia Romagna. Più in generale, la spesa per le famiglie del Sud d’Italia è inferiore di un terzo di quella rilevata per le famiglie del Nord-Est. Eloquente, infine è anche il fatto che solo il 18,7% degli stanziamenti per il sostegno delle famiglie alimenta l’erogazione diretta di interventi socio-assistenziali, mentre più di un quarto del totale delle risorse viene utilizzata per trasferimenti monetari e sussidi alle famiglie e circa la metà serve a sostenere strutture deputate a garantire i servizi.

Cnel – 14 dicembre 2011


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