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La crescita dell’economia italiana passa da una rafforzata politica per internet nel Paese

Cinque proposte del Cnel per recuperare il ritardo che colloca l’Italia al 51o posto nel modo dell’ICT


Internet e l’economia digitale hanno contribuito nel 2010 al 2% del Pil italiano e creato 320 mila nuovi posti di lavoro imprimendo un forte impulso alla produttività, ai guadagni ed alle esportazioni delle imprese più digitalizzate. Tuttavia il divario con i Paesi più avanzati è ancora elevato poiché l’Italia, pur essendo la sesta economia del mondo, risulta essere la cinquantunesima economia digitale. Se internet contribuisce al Pil italiano in misura pari al 2% per circa 30 miliardi di euro, in altri Paesi il contributo è maggiore come, per esempio, in Francia (3% del Pil), in Svezia e Regno Unito (5%). Per tale motivo il Cnel, che da tempo segue con particolare attenzione lo sviluppo delle tematiche dell’ICT, ha proposto un programma di interventi urgenti da sottoporre ai decisori politici, agli enti pubblici ed alle imprese private.

Le osservazioni e le proposte del Cnel sono state condensate in un documento dal titolo “L’Information Communication Technology come fattore di crescita del Paese” approvato dall’Assemblea il 29 novembre 2011.

L’impatto più rilevante dell’ICT è soprattutto quello indiretto, costituito cioè da coloro che utilizzano internet per le analisi e le ricerche che poi concludono con acquisti sui canali tradizionali. In Italia è stato calcolato che tale modalità di utilizzo abbia creati 20 miliardi di ricavi. Il Documento del Cnel sfata il mito dell’innovazione che distrugge posti di lavoro. Infatti, benchè il rapporto tra posti di lavoro creati per ogni posto distrutto sia in Svezia più alto (3,9 posti creati per ogni posto distrutto), in Italia esso resta comunque positivo (pari a 1,8) con nuovi posti di lavoro creati in imprese che, laddove utilizzano in modo elevato internet, presentano correlazioni positive anche in termini di efficienza e profittabilità, crescono il doppio di quelle che non utilizzano internet. In Italia negli ultimi tre anni le aziende “ molto web-intensive” (che vendono on line più del 2% dei loro ricavi annui) hanno avuto una crescita fino al 10% annua superiore a quella delle aziende non internet ed hanno esportato due volte di più .

Cinque, dunque, secondo il Documento sono le cause di tale situazione:

  1. il permanere di un forte digital divide in alcune aree del Paese con circa un terzo della popolazione;
  2. lo scarso utilizzo dell’e-commerce da parte delle imprese (la penetrazione italiana è dello 0,7%, nel Regno Unito del 2,8% in Francia e Germania dell’1,2%);
  3. l’incompleto iter di digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione;
  4. la scarsa dotazione di risorse umane di alto livello nell’ICT;
  5. le modeste competenze informatiche nella popolazione.

Le proposte del Cnel sono raggruppate in cinque grandi categorie:

  1. miglioramento dell’efficienza e della trasparenza della pubblica amministrazione;
  2. superamento del digital divide di prima e seconda generazione, con la realizzazione di una rete a banda ultralarga di nuova generazione alla cui realizzazione siano chiamati i capitali privati con meccanismi di project financing, anche attraverso la messa a disposizione delle frequenze vinte dagli operatori di telefonia mobile;
  3. miglioramento della produttività delle piccole e medie imprese mediante cinque interventi che diano impulso ad una maggiore utilizzazione dei servizi ICT;
  4. Alfabetizzazione digitale della popolazione attraverso 5 interventi descritti dettagliatamente nel documento;
  5. Sostegno pubblico al settore dell’ICT mediante il varo di alcuni grandi progetti Paese ( made in Italy, telemedicina, turismo, agroalimentare, education) che agiscano da volano per l’economia.

Cnel – 29 novembre 2011


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