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Le proposte del Cnel per il governo della privatizzazione dei servizi idrici

Pregiudiziali a qualsiasi scelta tra il carattere pubblico o privato della gestione


Un’Autorità nazionale regolatoria dei servizi idrici, autonoma ed indipendente, con il compito di garantire l’uso della risorsa idrica, la qualità del servizio e ed il governo delle tariffe in modo tale che siano garantiti efficienza ed efficacia nella gestione è il fulcro del documento dedicato al ”Ciclo idrico integrato” approvato dal Cnel nell’assemblea il 21 giugno 2010.

Il testo di Osservazioni e Proposte, istruito dalla Commissione Grandi opere e le reti infrastrutturali, le politiche energetiche e i servizi a rete, nonché dal Gruppo di lavoro dell’Osservatorio sui servizi pubblici locali, coordinato dal Vicepresidente della Commissione Silvano Veronese, interviene “a valle” del nuovo assetto legislativo della legge 133/2008 che liberalizza e privatizza i servizi pubblici locali ed avanza suggerimenti e proposte utili a meglio definire le emergenze da affrontare nella fase transitoria prevista dalla legge , che scadrà il 31 dicembre 2010.

Nel documento del Cnel si ricordano le principali novità introdotte dalla legge: la scadenza di tutte le concessioni attualmente affidate a società in house (cioè detenute dagli enti locali) entro il 2020-2030; la progressiva privatizzazione degli assetti proprietari delle attuali società di gestione pubbliche, che dovrà avvenire appunto entro la fase transitoria; la trasformazione delle attuali società in house in società miste, attraverso una gara che individui il socio privato al quale cedere almeno il 40% del capitale ed al quale affidare specifici compiti operativi; la riduzione della partecipazione pubblica per le società municipalizzate quotate in Borsa ad una quota non superiore al 30% entro il 31 dicembre 2015.

Il Cnel sottolinea tuttavia che la fase transitoria non dovrà essere interamente dedicata a risolvere le questioni proprietarie ma sarà anche il momento per definire contenuti qualitativi del servizio, l’organizzazione industriale della gestione e la scelta e il finanziamento degli investimenti. A tal fine, il documento approvato, ribadisce che tutte le forme di affidamento devono avvenire nel rispetto dell’autonomia gestionale e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, garantendo universalità e accessibilità del servizio e proprietà demaniale di fognature, acquedotti e impianti di depurazione, e ricorda che oggi non è più il Comune il titolare del servizio idrico, né l’ “Autorità territoriale ottimale” ( ATO), bensì una sua evoluzione di entrambi che oggi corrisponde grosso modo al perimetro della Provincia.

Infine il Cnel avanza proposte che - si sottolinea nel Documento – “si collocano a monte della scelta tra il carattere pubblico o privato della gestione dei servizio e sono pregiudiziali rispetto a qualsiasi ipotesi di meccanismo di affidamento del servizio ( gara, affidamento diretto)”.

Intanto – indica il Cnel - occorre recuperare e radicare proposte già avanzate a suo tempo per una maggiore e migliore programmazione delle attività, alla quale sottoporre le autorità di distretto/ bacino ed anche i consorzi di bonifica.

Ma il punto centrale su cui si sofferma il documento riguarda l’istituzione di un’Autorità regolatoria nazionale, autonoma ed indipendente, che secondo il Cnel deve diventare il fulcro del governo del servizio. Ad essa andrebbero affidati i poteri di regolazione tariffaria, la determinazione degli standard qualitativi delle tre componenti del servizio (acquedotto, fognatura, depurazione), il monitoraggio dei livelli di prestazione, la predisposizione di schemi di bandi di gara, di convenzione e di contratto di servizio, la tutela dell’uso della risorsa, la qualità del servizio agli utenti.

Soppresse con la nuova legge le Autorità di ambito (ATO) come titolari del servizio, spetta alle Regioni, secondo il Cnel, definire nuovi soggetti istituzionali ai quali affidare compito di pianificare gli investimenti nelle reti; di definire gli obiettivi del servizio sui quali selezionare le soluzioni e gli impianti proposti dalle aziende che dovranno gestire il servizio; di controllare l’attuazione degli obblighi previsti dal contratto di servizio, anche per gli investimenti. Per evitare disomogeneità negli assetti e nei poteri, il Cnel suggerisce che in tempi stretti sia la Conferenza delle Regioni a stilare linee guida standard.

Punto particolarmente rilevante è il finanziamento del servizio tra tariffe e spesa pubblica. Date le carenze impiantistiche e infrastrutturali importanti presenti sul territorio nazionale, dalle perdite d’acqua degli acquedotti ai sistemi di depurazione, è prevedibile che gli importanti investimenti richiesti scarichino il loro effetto sulle tariffe. Per evitare che queste pesino eccessivamente e riducano l’accesso dei cittadini alle risorse idriche, secondo il Cnel è necessario che l’intervento della spesa pubblica si faccia carico, per esempiodelle attività di deputazione, i fondi europei finanzino le aree depresse, e le tariffe finanzino tutto ciò che non rientra in tali ambiti. In tal caso il Cnel propone che le nuove Autorità di ambito definiscano sistemi tariffari che garantiscano non solo il riconoscimento dei costi sostenuti ma anche la presenza di incentivi correlati alla qualità dei servizi. Inoltre, Il Cnel propone di definire meglio la componente tariffaria destinata alla remunerazione del capitale investito, e tariffe domestiche progressive finalizzate al risparmio della risorsa idrica, con fasce sociali per i non abbienti. Per le utenze non domestiche il Cnel propone il principio del “ chi inquina paga”.

Centrale nel processo di governo dei rapporti tra chi affida il servizio idrico in gestione e chi lo gestisce è, secondo il Cnel, la Convenzione o Contratto di servizio, ovvero lo bstrumento che esplicita i rapporti tra i soggetti per tutto il periodo della concessione. Deve incorporare tutte le norme del contratto, esplicitare le condizioni di equilibrio economico-finanziarie, l’allocazione dei rischi, gli incentivi e le penali, i criteri tecnici per la determinazione del valore residuo degli investimenti non ancora ammortizzati alla scadenza dell’affidamento, le caratteristiche quantitative e qualitative delle prestazioni di servizio, i controlli, la rendicontazione, il rispetto delle leggi in materia di lavoro.

Cnel – 21 giugno 2010


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